Impianto di riscaldamento

Impianti di riscaldamento con o senza rete di distribuzione

Gli impianti di riscaldamento autonomi con rete di distribuzione sono costituiti, nella maggior parte dei casi, da generatori di calore di potenza termica inferiore a 35 kW alimentati a gas, installati nei singoli alloggi sui balconi, nelle cucine o in altri locali idonei e adeguatamente aerati secondo i criteri prescritti dalle norme.

I generatori di calore sono collegati ai terminali di erogazione ( che nei casi più comuni sono i radiatori) attraverso una rete di distribuzione realizzata, nella maggior parte dei casi, con tubi di rame o di polietilene opportunamente coibentati e annegati nel sottofondo del pavimento.

Negli impianti più moderni la distribuzione avviene attraverso collettori complanari ed è regolata da termostati e temporizzatori che consentono di programmare l’erogazione del calore nei vari ambienti.

Impianti di riscaldamento autonomi senza rete di distribuzione

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Collettore per impianto autonomo

Gli impianti di riscaldamento autunomi senza rete di distribuzione si riducono molto spesso a semplici apparecchi utilizzati per riscaldare un solo ambiente anche se, in qualche caso, possono essere installati in modo da scaldare più ambienti o anche un intero alloggio.

I tipi più comuni sono:

  • caminetto a legna, in passato molto usato e ancora oggi apprezzato soprattutto per residenze di montagna;
  • stufa a legna o a pellets o carbone, che possono essere di ghisa o di ceramica;
  • stufe a resistenza elettrica scoperta;
  • stufe elettriche a convenzione, dotate di resistenza elettrica annegata in un rivestimento che riduce la temperatura superficiale diminuendo il calore radiante e l’eccesso di secchezza dell’aria, caratteristica delle stufe a resistenza scoperta;
  • stufe a gas o a cherosene, queste ultime utilizzate solo in zone sprovviste di rete gas;
  • stufe a gas a flusso bilanciato: le stufe a gas comportano rischio di impoverimento delle quantità di ossigeno dell’ambiente in cui sono installate, con conseguente difficoltosa combustione e pericolo di avvelenamento da ossido di carbonio. Questo rischio è scongiurato da apparecchi a flusso bilanciato, dotati di un sistema di espulsione dei fumi costituito da due canne concentriche che consentono nello stesso tempo di introdurre aria nel locale e di scaricare i prodotti della combustione;
  • stufe a gas catalitiche senza canna fumaria: non hanno bisogno nè di canna fumaria nè di aspiratore perchè i gas combusti, passando attraverso un catalizzatore, si disperdone nel locale senza pericolo per chi vi soggiorna. Queste stufe possono essere installate in ambienti dodati di una presa d’aria, è vietato installarle nei bagni e nelle camere da letto;
  • stufe a infrarossi a onde corte: le onde di calore al alta frequenzanattraversano l’aria senza riscaldarla, con conseguente risparmio energetico, fornendo il calore dove necessario.

Norme per gli impianti di riscaldamento autonomi

Il ricorso a questi impianti è soggetto alle seguenti condizioni:

  • gli impianti alimentati a gas devono rispondere alle norme UNI-CIG;
  • devono essere progettati e installati da tecnici abilitati;
  • devono essere provvisti di libretto di impianto;
  • devono essere sottoposti a manutenzioni periodiche;
  • devono scaricare i prodotti della combustione attraverso condotti con sbocco sul tetto.

La norma che riguarda lo scarico dei fumi di combustione vale nei seguenti casi:

  • nuova installazione di impianto in una unità immobiliare;
  • ristrutturazione di tutti gli impianti individuali dell’edificio;
  • trasformazione da impianto termico centralizzato a impianti individuali.

Possono essere esonerati da quest’obbligo gli impianti autonomi soggetti a trasformazione:

  • quelli nei quali se la trasformazione si limita alla sostituzione della caldaia;
  • se l’impianto è uno stabile plurifamiliare che non dispone di sistemi di evacuazione con sbocco su tetto.

In questi casi, se non sussitono divieti dei regolamenti comunali, si possono scaricare i prodotti delle combustione per altra via: per esempio attraverso bocche di esalazione fuoriuscenti dalla facciata. Queste disposizioni non valgono per impianti autonomi senza rete di distribuzione (stufe,caminetti, scaldacqua unifamiliari e radiatori individuali).

Gli impianti di riscaldamento autonomi nei condomini

Nei condomini gli impianti di riscaldamento centralizzati sono spesso causa di problemi dovuti alla difficoltà di adattare alle diverse esigenze degli occupanti dei singoli alloggi impianti di elevate potenzialità, che a volte comportano costi di gestione e di manutenzione molto rilevanti.

Per questa ragioe, negli anni passati, si era diffusa la tendenza a ricorrere anche nei condomini a impianti di riscaldamento autonomi, che consentiva di adeguare la temperatura negli ambienti alle necessità e ai ritmi di vita dei singoli utenti.

Recenti norme hanno però reso obbligatorio l’impianto centralizzato nei condomini con più di 4 unità immobiliari, sollecitando il ricorso a nuove tecnologie come il teleriscaldamento e i dispositivi di regolazione delle temperature interne e di contabilizzazione dei consumi.

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